Racconto Erotico con la Zia
Finalmente siamo arrivati!
Quel viaggio era durato un’infinità.
A renderlo ancora più penoso ci avevano pensato i capricci di sua sorella, con la quale era stato costretto a condividere il sedile posteriore per 7 interminabili ore.
Oltre alla colonna sonora pessima scelta dai suoi.
Marco si catapultò fuori dall’auto appena il veicolo fu fermo.
«Che posto di merda!»
Sentì sua madre sbraitargli qualcosa contro dall’interno dell’abitacolo.
Per tutto il tragitto da Milano a quel posto sperduto, quei due non l’avevano finita un attimo di punzecchiarsi e discutere.
Marco ce l’aveva da morire coi suoi genitori.
Dopo il diploma, per festeggiare la promozione, i suoi compagni di classe avevano organizzato una fantastica vacanza a Ibiza.
La cosa era stata programmata mesi prima: avevano scelto la destinazione, pianificato tutti gli spostamenti, prenotato l’hotel.
I cinque ragazzi non stavano più nella pelle pensando al mare di figa che si sarebbero trovati davanti una volta arrivati in quel paradiso.
Peccato che alla fine, dei cinque viaggiatori solo quattro avevano potuto raggiungere la tanto agognata meta.
L’unico stronzo ad essere rimasto in Italia?
Ovviamente lui.
Il motivo?
Una sera, dopo essere tornato da una festa, Marco era stato tanto coglione da lasciare le chiavi dell’auto di sua madre inserite nel quadro.
Se n’era accorto solo l’indomani mattina, quando non avevano trovato più né le chiavi, né tantomeno la macchina.
Inutile dirlo, i suoi genitori si erano imbestialiti, e avevano pensato di punirlo impedendogli di partire coi suoi amici.
Quest’estate te la farai tutta al bar di zio Gianni a lavorare! la sentenza spietata di sua madre.
Gianni era il fratello minore di suo padre, e lui ce l’aveva sul cazzo praticamente da che aveva memoria.
Uno di quelli che vuole fare il simpatico a tutti i costi e non si accorge mai di quanto non gli riesca per nulla.
Però era un bell’uomo, alle donne piaceva.
O, quantomeno, doveva avere un certo ascendente su di loro, dato che aveva sempre donne bellissime accanto: a ogni festa in famiglia si presentava con una figa diversa.
Oppure era per tutti i soldi che aveva, ricco sfondato e non perdeva occasione per sottolinearlo… Altra cosa che lo rendeva insopportabile.
Infatti adesso eccoli lì, nell’ immenso piazzale di quella gigantesca villa cafona che suo zio si era fatto costruire.
Perfino i leoni laccati d’oro davanti all’ingresso!
E nel frattempo i suoi amici ad Ibiza.
«Marco, per favore, cerca di comportarti da persona come si deve. Non torniamo sul perché siamo venuti fin qui.»
Il piano era stato architettato diabolicamente dai suoi genitori.
Lo avrebbero portato a destinazione, consegnandolo a zio Gianni, che gli aveva trovato un posto come cameriere in uno dei suoi locali della zona, e poi, il giorno dopo, sarebbero ripartiti per andarsene in ferie in Sicilia.
Lasciandolo a fare lo schiavo per quel cretino.
Niente vacanze, lontano dagli amici e da casa, in un posto sperduto.
Era prossimo ad esplodere, e il colpo di grazia lo diede l’apparizione di zio Gianni.
«Entrate! Si muore di caldo lì fuori. Dentro vi ho messo i condizionatori a palla!»
Appena lo ebbe a portata di mano, quel cretino gli tirò una pacca sulla spalla e scoppiò a ridere.
«Eccolo qua il nostro Lupin!»
Anche le battute di merda erano un superpotere di suo zio.
Non puoi tirargli un pugno, è il fratello di tuo padre.
E comunque fu l’unico a ridere.
Li fece accomodare, gli offrì qualcosa di fresco e iniziò a raccontare al fratello quanto aveva speso per questo o quell’altro lavoro per ultimare quella cafonata di casa.
Poi arrivò il momento di andare a cena.
«Stasera vi porto a mangiare in uno dei locali più belli e cari della zona… E indovinate qual è? Ma il mio ovviamente!»
Altra risata sguaiata, altra pacca sulla spalla di Marco.
«Così questo giovanotto avrà anche modo di iniziare ad ambientarsi.»
Il locale era pacchiano e appariscente quasi come la casa di suo zio.
Si accomodarono in una sorta di privé coi divanetti in pelle e i tavolini dorati.
Un paio di ragazzi poco più grandi di lui arrivarono con dei calici di vino e della stuzzicheria.
Marco contò un calice in più.
«Gianni, fai portare via questo calice, Giulia non beve, è troppo piccola!»
Zio Gianni spiegò subito che il calice in più era per la sua fidanzata.
Una nuova, che non avevano mai visto.
«L’ho conosciuta durante la mia ultima vacanza a Dubai. Stavolta credo sia proprio quella giusta. Vedrete, è pazzesca!»
Come se quelle prima non fossero state tutte altrettanto pazzesche.
Marco ancora una se la sognava la notte.
Milena, una delle ultime, una strafiga cubana sui venticinque anni, la metà degli anni di suo zio.
Tette rotonde, non grandissime, ma un culo pazzesco che nemmeno tutto il resto della famiglia aveva potuto fare a meno di guardare, quando al pranzo di Pasqua si era presentata con un pantalone di pelle rossa super lucido e fasciante.
Marco non si era limitato a guardarlo: era andato a chiudersi nel bagno dei suoi parenti e ci si era tirato una sega su quel culo da paura.
E pensare che quel culetto meraviglioso se lo poteva scopare quel demente di suo zio.
Culetti come quello di Milena, a Ibiza, i suoi amici ne stavano conoscendo a tonnellate.
«Eccola!»
Zio Gianni si alzò scompostamente dal suo divanetto e iniziò a sbracciarsi.
Schizzò in direzione dell’ingresso e dopo pochi secondi arrivò con la sua nuova fiamma a fianco, tutto tronfio e compiaciuto.
Ha ragione però.
Altissima, bionda, non più di trent’anni.
Con un vestito aderente il giusto, azzurro, impalpabile.
Se non fosse stato completamente ipnotizzato dalla ragazza appena apparsa, probabilmente avrebbe notato anche lo sguardo d’odio con cui sua madre stava guardando suo padre, anche lui rimasto letteralmente a bocca aperta, come suo figlio.
Si presentò: era Sigrid, norvegese, faceva la hostess ed aveva conosciuto suo zio all’aeroporto, durante uno scalo a Dubai.
Marco immaginò la scena di suo zio che riesce a rimorchiare una figa così.
A lui probabilmente quella dea non lo avrebbe nemmeno visto.
Gli bastarono cinque minuti di Sigrid seduta sulla poltroncina davanti alla sua, che si spostava i capelli dalla faccia, sorrideva alle battute dello zio, si sistemava il vestitino azzurro, per farsi venire il cazzo duro.
Menomale che indossava dei jeans sufficientemente larghi e la camicia over per nasconderlo, ma fu comunque costretto a cambiare più volte posizione, per la successiva mezz’ora.
Poi si spostarono nella zona ristorante: al tavolo capitò proprio davanti alla ragazza.
Parlava un po’ di italiano, visto il lavoro che faceva, ogni tanto diceva delle parole in modo sbagliato, il che contribuiva a renderla irresistibile.
E quelle labbra perfette, né troppo sottili ma nemmeno esagerate e rifatte.
Perfette.
La guardò mangiare la sua carne come in trance, e vedere Sigrid infilarsi il cibo in bocca glielo aveva fatto diventare di marmo.
«Tutto bene Marco? Non hai toccato tuo hamburger!»
Gli aveva rivolto la parola, lo stava guardando.
Il cazzo avrebbe potuto esplodere da un momento all’altro.
Provò a pensare al fatto di stare cenando con la sua famiglia, con sua sorella di 12 anni seduta vicino.
Ma il cazzo faceva male, fisicamente male.
«Amore mio! Devi sapere che Marco è un po’ di cattivo umore? Non è vero, Lupin?»
Lo stronzo di suo zio si mise a smerdarlo raccontando alla sua ragazza di quanto fosse stato rincoglionito nel farsi fottere la macchina con le chiavi dentro.
Sigrid ascoltò il racconto con la faccia seria, poi si rivolse di nuovo a lui, guardandolo coi suoi occhioni dello stesso colore del vestito:
«Mi è successa stessa cosa quando avevo la tua età! Shit happens!»
Anche lei si era fatta rubare la macchina, a quanto pare anche un motorino in pieno centro a Milano.
Era simpatica, alla mano, oltre che una dea: che ci faceva con quel cretino di Gianni?
Finita la cena, tornarono tutti alla villa.
Anche Sigrid andò con loro.
Avrebbe trascorso il weekend lì, un po’ di mare e di riposo prima di decollare di nuovo per il prossimo turno.
Le camere da letto erano tutte al piano superiore.
I suoi genitori e sua sorella in fondo al corridoio, suo zio e quella meraviglia dalla parte opposta.
Marco aveva avuto “la stanza più bella di quelle riservate agli ospiti”.
Dentro c’era persino una Jacuzzi rotonda con i led che cambiavano colore tutto attorno alla base.
Prima di mettersi a dormire, il ragazzo voleva scendere a fumare una sigaretta in giardino.
I suoi lo sapevano, anche se facevano finta di no.
Faceva caldo anche all’una di notte.
In giardino si sentivano soltanto i grilli, e le zanzare che gli ronzavano a un centimetro dalle orecchie.
Le luci della villa erano tutte spente, ad eccezione di una al piano terra.
Lo zio quando erano arrivati gli aveva fatto fare il tour panoramico: poteva essere il bagno accanto alla cucina.
Gettò sul selciato il mozzicone ormai consumato e andò a dare un’occhiata.
Rientrò in casa e, cercando di non fare troppo rumore, si avvicinò alla porta da cui veniva la luce.
Si ricordava bene, era un bagno: quello che sentiva era il rumore di una doccia in funzione.
E la porta era stata lasciata socchiusa…
Marco raggiunse lo spiraglio e restò in ascolto: dentro qualcuno si stava lavando.
Forse era zio Gianni… Anche se in camera si era fatto costruire una doccia enorme, piena di funzioni particolari.
Perché non utilizzare quella?
Si fece coraggio e aprì impercettibilmente la porta.
Un po’ di più, giusto per sbirciare meglio.
Dentro era pieno di vapore.
Si sentiva qualcuno che cantava, e di certo non era la voce di suo zio.
Era una donna.
E non poteva essere quella di sua madre, l’avrebbe riconosciuta.
Sotto la doccia doveva esserci per forza Sigrid.
Non poteva ancora vederla, con tutto il vapore che saturava l’aria, ma il solo il pensiero di lei nuda a pochi centimetri da lui gli fece tornare il cazzo duro come ce l’aveva durante la cena.
Pochi minuti e la doccia venne chiusa.
La ragazza ne uscì ancora tutta bagnata, coi capelli che le cadevano pesanti sulle spalle, e il culo bellissimo imperlato di gocce d’acqua.
Quasi senza rendersene conto, Marco si era infilato una mano dentro i pantaloncini e aveva iniziato a segarsi.
Come in un video porno: si era sempre chiesto come facessero i guardoni di turno a non farsi sgamare per tanto tempo, restando appostati fuori dalle porte a osservare di nascosto la figa di turno.
Stando in silenzio, strizzandosi il cazzo forte, immaginando di avere un’altra mano attorno all’asta.
Poteva restare fermo e godersi lo spettacolo, almeno fin quando Sigrid non si fosse girata.
Aveva preso un asciugamano e se lo stava passando addosso, e nel farlo continuava a canticchiare.
Si tamponò i polpacci e, piegandosi, il suo culo si aprì impercettibilmente.
Poi se lo infilò fra le gambe e iniziò a strofinarsi la figa.
Nel farlo canticchiava e sculettava.
Poi la ragazza gettò l’asciugamano in una cesta lì accanto, prese una crema e cominciò a spalmarsela sulle cosce, sempre chinata in avanti.
«So che mi stai guardando…»
Senza pensarci un secondo, Marco schizzò in camera sua a nascondersi.
Finì di farsi la sega in bagno, da solo, sborrando in un fazzoletto, mentre quel corpo da paura stava andando a coricarsi a fianco a quello stronzo di zio Gianni.
L’indomani a colazione, aveva una faccia piuttosto poco riposata.
Zio Gianni si fece trovare in cucina, già pronto per accompagnarlo a lavoro.
«Mangia qualcosa che poi ti porto al locale. Io oggi non verrò. Potrai capirmi, voglio restare un po’ a casa e godermi la mia Sigrid.»
La ragazza era già in piscina.
Con la coda dell’occhio Marco la vide distesa su un lettino in giardino.
Non guardò troppo: non poteva farsi venire il cazzo duro prima di andare a lavoro.
«Hai visto che femmina spettacolare la tua nuova zia?»
Spettacolare davvero, coglione.