Quella sera pioveva a dirotto.
Ludovica se ne stava annoiata in un angolo ad aspettare che qualcuno entrasse dalla porta del pub.
Evidentemente il brutto tempo aveva scoraggiato tutti.
In più era anche martedì.
Infrasettimanale e tempo di merda: probabilmente avrebbe trascorso tutta la serata da sola.
In cucina c’era lo chef che, non avendo comande da sbrigare, si era messo a giocare con la sua console portatile e le cuffie, rinchiudendosi in un mondo tutto suo.
Erano appena le 20:00, e il boss le aveva chiesto di tenere aperto almeno fino a mezzanotte.
E se non viene nessuno?
Non era riuscito a convincerlo.
Potrebbe sempre arrivare qualcuno.
E aspettiamo, allora!
Dopo un’ora e mezza, aveva ripulito tutti i boccali, sistemato le birre, messo a posto tutti i piatti, e non era arrivato nessuno, nemmeno i clienti abituali.
E come biasimarli: non aveva smesso per un secondo di piovere.
Mancava circa un quarto d’ora alle 23:00 quando la porta del pub si spalancò.
Entrarono trafelati e bagnati un uomo e una donna.
Ridevano, nonostante fossero zuppi.
«Buonasera signori!»
Finalmente aveva qualcosa da fare.
I due la salutarono e presero posto al tavolo vicino al caminetto.
Ludovica prese due menù e gli andò incontro con un bel sorriso cordiale stampato in faccia.
«No cara, da mangiare nulla. Portaci due whisky per favore, abbiamo bisogno di scaldarci.»
«Avvicinatevi di più al camino se volete. E in bagno abbiamo degli asciugamani, se possono servirvi.»
L’uomo, sulla cinquantina, capelli e barba brizzolati e occhi scuri, la guardò per un attimo senza smettere di ridere.
«Dolcezza, avrei bisogno di almeno una decina di asciugamani!»
«Hai ragione Giorgio, siamo fradici.»
I due risero ancora. Sembrava avessero già bevuto altrove, prima di approdare al pub di Ludovica.
Tornò con le ordinazioni.
«Due whisky per i signori.»
«Grazie mille, cara!»
Li buttarono giù in un sorso solo, e continuarono a ridersela di gusto.
«Ce ne porti altri due per favore?»
Quando tornò con gli altri whisky, Ludovica trovò i due avvinghiati che si baciavano.
Non appena si accorsero di lei, si allontanarono e tentarono di darsi un contegno.
«Non giudicarci male, siamo appena arrivati in città e siamo sopraffatti dall’atmosfera romantica e dal tepore del camino…»
«Ma come cazzo parli, Giò?»
La donna rise ancora, poi prese il suo whisky e buttò giù anche quello d’un colpo, nemmeno fosse acqua fresca.
Era una bella tipa, dall’aspetto elegante nonostante i capelli bagnati e il trucco un pò sbavato.
Indossava un abitino corto di lana che le fasciava il corpo, e delle calze velate leggere nonostante il clima poco adatto.
«Piacere comunque, io sono Martina e lui è mio marito Giorgio. Siamo in viaggio da stamattina, eravamo andati a cena in un ristorante qui vicino…»
«Non so se è davvero tanto vicino amore!»
Giorgio accarezzò sua moglie, poi tese la mano a Ludovica.
«E tu come ti chiami cara?»
La ragazza si presentò ad entrambi.
«Quindi siete in vacanza? Per quanti giorni vi trattenete?»
I due le raccontarono dei loro programmi di viaggio, da dove venivano, quanto sarebbero rimasti in città.
Erano arrivati al pub perché all’uscita del ristorante, coi telefonini scarichi e senza Google maps, non erano riusciti a trovare la strada per l’albergo.
«Siamo stati fortunati: abbiamo trovato riparo in un bel posticino accogliente con una padrona di casa gentile che ha anche dell’ottimo whisky.»
«E se posso aggiungerlo, anche molto, molto bella…»
Martina guardò Ludovica con i suoi grandi occhioni azzurri.
Lo sguardo ammiccante della donna e quel complimento inatteso la fecero quasi arrossire.
«Mi hai anticipato, amore, stavo per aggiungerlo io.»
Giorgio e sua moglie si baciarono di nuovo.
Ludovica stava per tornarsene dietro al bancone, ma l’uomo la fermò.
«Ci aiuteresti a trovare la strada per l’albergo? I nostri telefoni sono entrambi KO e non possiamo nemmeno chiamare un taxi.»
La ragazza prese il suo cellulare.
«Ditemi il nome dell’albergo, lo cerchiamo e vi chiamo anche un taxi.»
«E se invece ci accompagnassi tu?»
Martina guardò di nuovo Ludovica con lo sguardo intenso di poco prima.
Le faceva uno strano effetto.
Aveva quasi l’impressione che ci stesse provando con lei.
Dai, non può essere, me lo sto immaginando!
«Andiamo cara, non essere sfacciata. La nostra amica ha lavorato tutta la sera, vorrà di certo tornarsene a casa.»
«Il nostro albergo si chiama Maxim comunque, controlla, magari non è distante.»
Lo sguardo di Martina si faceva sempre più intenso e provocante, Ludovica poteva quasi sentirselo addosso.
«Ha ragione signora, è qui vicino.»
«Dammi del tu.»
«Dacci del tu, direi.»
Giorgio si alzò e recuperò il portafoglio.
«Posso pagarti, mia dolce Ludovica?»
La ragazza era sul punto di esplodere per l’imbarazzo.
«Oddio!»
Martina rise forte e si alzò anche lei, recuperando il soprabito ancora zuppo che si era tolta quando era arrivata.
«Caro, ti sei reso conto che la tua frase è risultata un po' equivoca? Hai fatto arrossire la nostra amica.»
A Ludovica scappò una risatina nervosa.
«Per i whisky sono 30 €…»
Prese le banconote dall’uomo e se le infilò in tasca.
«Per il passaggio volentieri, ho la macchina qui fuori e tutto sommato il vostro albergo mi è di strada.»
«Lo avevo detto che eri gentile.»
Ormai era quasi mezzanotte, ora di chiusura.
Accompagnarli non le costava nulla… E quei due emanavano un non so che di magnetico, erano affascinanti.
E la moglie: di solito Ludovica doveva sorbirsi le attenzioni –spesso poco gradite- dei suoi clienti abituali, non capitavano spesso belle donne da quelle parti.
Soprattutto belle donne che sembravano provarci con lei.
«Sistemo le ultime cose e andiamo via, aspettatemi qui.»
Ludovica entrò in cucina, e chiese al cuoco di chiudere il locale al posto suo.
Visto che non aveva fatto niente per tutta la sera, almeno quello poteva farlo.
Prima di tornare in sala, andò a specchiarsi nella saletta sul retro che usano come spogliatoio-magazzino.
Il trucco aveva retto, i capelli erano in ordine.
Aveva ragione Martina: era proprio bella quella sera.
Si sistemò il maglioncino, tirandolo giù per accentuare la scollatura, si passò una mano fra i ricci per ravvivarli, recuperò il giaccone e tornò dai suoi ospiti.
«Pronti per andare?»
I due la seguirono all’uscita, Ludovica aveva un solo ombrello.
«Ho parcheggiato proprio dietro l’angolo, chi viene con me?»
Martina si fece avanti.
«Mio marito si sacrificherà volentieri.»
Si ripararono dalla pioggia, strette sotto l’ombrello, procedendo a passo svelto: Martina le aveva messo un braccio attorno alla vita e chinato la testa sul suo petto.
I passi di Giorgio proprio dietro di loro, in parte coperti dallo scrosciare del temporale.
Ludovica recuperò le chiavi, aprì lo sportello a Martina e la fece entrare al posto del passeggero accanto a lei.
Mentre si accomodava in auto, il vestito le si arrotolò attorno alle cosce, lasciandole quasi del tutto scoperte.
Giorgio si era già infilato dietro.
La ragazza mise in moto.
«Non ci vorrà molto, sono poche centinaia di metri dal pub.»
Martina le appoggiò una mano sulla gamba.
«Che peccato, dobbiamo già salutarci?»
Le dita della donna sfiorarono insinuanti le sue cosce.
Non me lo stavo immaginando, allora.
«Mia cara Ludovica, e se ti invitassimo a salire da noi? Abbiamo una bella stanza, c’è anche la mini spa privata.»
Dal sedile posteriore, Giorgio si sporse verso di loro.
Accarezzò prima i capelli ancora umidi di sua moglie, poi la sua guancia, dopodiché si spostò con le dita sulla spalla di Ludovica.
«Io, veramente… Non so cosa dire.»
«Dì di si.»
Le dita di Martina non lasciavano in pace la stoffa dei suoi pantaloni.
«Quella piccola spa è carina. Dopo una serata di lavoro, perché non concederti un po’ di relax? Vieni a provarla con noi.»
Arrivarono al Maxim.
Ludovica parcheggiò l’auto, senza spegnere subito il motore.
Fuori continuava a piovere a dirotto.
«Mia moglie ha ragione, la spa è deliziosa, e con questo brutto tempo, non ti piacerebbe un bel bagno caldo nell’idromassaggio?»
La mano di Giorgio era passata dalla spalla al collo, e ora le stava accarezzando i capelli.
Si era messo a giocare coi suoi ricci, se li arrotolava attorno al dito, li tirava, li arrotolava di nuovo.
Per un attimo si sentì solo lo scrosciare della pioggia e i sommessi mugolii che Ludovica riusciva a stento a trattenere.
Martina ora si stava avventurando fra le sue cosce, con le dita sempre più inesorabilmente vicine alla zip dei pantaloni.
«Quindi nei vostri viaggi è questo che fate? Entrate in un pub, o in un bar, rimorchiate la cameriera e ve la portate a letto?»
«Solo quando troviamo delle cameriere belle e sexy come te.»
Martina si sporse verso di lei e poggiò delicatamente le labbra contro le sue.
Sapeva di whisky, e questo la rendeva ancora più intrigante.
Beh…Perché no?!
Ludovica ricambiò il bacio, con ancora le dita di Giorgio aggrovigliate fra i ricci.
Aveva già baciato una donna prima di allora, mai una così più grande di lei.
Ad occhio e croce, Martina doveva avere la stessa età di suo marito, poco più di cinquant’anni, portati splendidamente.
Doveva essere una a cui piaceva la palestra, i trattamenti estetici, i massaggi.
Ne ebbe la conferma quando arrivarono in camera.
Non avevano smesso di baciarsi da quando erano entrate in ascensore, dopo aver attraversato una hall deserta, seguite da vicino da un Giorgio sempre più eccitato.
Appena dentro, l’uomo accese le luci e andò a preparare il bagno.
Sua moglie iniziò subito a liberarsi degli abiti ancora umidi di pioggia.
«Mettiti comoda, prendi qualcosa dal minibar.»
Ludovica recuperò una birra e si tolse la giacca.
«Ho detto, mettiti comoda…»
Martina stava continuando a spogliarsi: prima il vestito, poi le calze. Era rimasta con un body nero con del merletto trasparente sulle coppe del reggiseno.
Senza vestiti era ancora più chiaro quanto ci tenesse alla forma fisica.
«Sei veramente molto bella.»
«E la mia personal trainer molto brava!»
La risata di quella donna era davvero sensuale.
Giorgio si stava godendo lo spogliarello di sua moglie affacciato alla porta della spa.
«L’idromassaggio è pronto fra un minuto, signore.»
«Che ci fai ancora vestita? Ti avevo detto di metterti comoda.»
Martina si avvicinò al letto, dove Ludovica si era seduta, suo marito la seguì.
Uno le sfilò il maglioncino, l’altra le slacciò i pantaloni e glieli fece rotolare giù lungo le gambe.
Arrivata ai calzini, sfilò anche quelli, e appoggiò il piede della ragazza in mezzo ai suoi seni.
«Quanti anni hai tesoro?»
«Ne ho compiuti 23 il mese scorso.»
Giorgio la baciò.
«Mi piace sentire il sapore di mia moglie sulle labbra di un’altra donna… Se poi appartengono a una ragazza così bella e giovane, ancora meglio.»
Prese entrambe le donne per mano e le condusse nella mini spa, che poi tanto mini non era.
L’atmosfera era calda per via del vapore, erano state accese delle candele e doveva esserci dell’incenso profumato a bruciare in qualche angolo.
«Lo fate spesso durante i vostri viaggi? Mi date l’idea di persone che lo fanno spesso.»
«Facciamo cosa?»
Martina le aveva avvolto i fianchi con le mani, stava cercando l’elastico dei suoi slip per tirarglieli giù.
«Portarvi una ragazza carina in camera e scoparvela…»
Stavolta fu lei a cercare le labbra dell’altra, e Martina apprezzò.
Erano tutte e due nude, e la sensazione di morbido del corpo di quella donna la stava facendo davvero eccitare.
Dopo poco anche Giorgio si unì al loro abbraccio: pure lui si era liberato della biancheria intima, e adesso stava appoggiando il cazzo contro la schiena di Ludovica.
Era già duro, poteva capirlo perfettamente da come lo strofinava fin sopra al suo culo.
«Quando possiamo e siamo lontani da casa, ci piace regalarci questo genere di evasione.»
Entrarono in vasca: l’acqua era calda al punto giusto, le bolle dell’idromassaggio contribuirono a far eccitare ancora di più ognuno di loro.
«Però amore, una cosa va detta: una così bella non la trovavamo da tanto, tanto tempo.»