In Tour (parte 1) - Uscire dal ruolo
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In Tour (parte 1) - Uscire dal ruolo

Il viaggio verso Vienna

Alessandra non ne poteva più di stare su quel benedetto autobus.

Erano partiti all’alba e, alle 16:00, erano ancora in viaggio.

E mancavano ancora un paio d’ore per arrivare a destinazione.

Anche i ragazzi erano stanchi: qualcuno era riuscito a rimettersi a dormire, per le prime ore di viaggio, ma adesso li sentiva borbottare, sdraiati ognuno sul proprio sedile.

Quella data del tour era stata aggiunta all’ultimo, perciò avrebbe potuto organizzarla sicuramente meglio.

Ma quando dal locale l’avevano contattata per chiederle di includerli, anche se in extremis, non se l’era sentita di dire di no.

E anche al suo capo Enrico l’idea era piaciuta: ed ora eccoli lì, direzione Vienna.

«Ragazzi, smettetela di lamentarvi! Vi assicuro che adorerete questo posto!»

«Lo avevi detto anche del locale dell’altra sera, e alla fine era un cesso!»

Piero era il più diretto e sfacciato di tutti.

Da bravo frontman non le mandava a dire a nessuno, nemmeno al loro manager Enrico.

Pensare che lui li aveva presi dalla sala prove puzzolente dove provavano fin dagli anni del liceo e stava cercando di trasformarli in una rock band decente.

Il più “vecchio” di loro aveva 25 anni, e sembravano la versione contemporanea dei Mötley Crüe: quattro mezzi scappati di casa, con le loro facce da schiaffi e l’ego enorme.

Piero, cantante, Giorgio il chitarrista, Luca al basso e, per finire, Francesco alla batteria.

Alessandra, sempre come segretaria tutto fare per l’agenzia di Enrico, aveva seguito altri gruppi, ma mai nessuno problematico come quei ragazzi.

Gli avevano organizzato un tour in giro per il centro Europa e quelli avevano anche di che lamentarsi.

Certo, qualche locale non era il massimo, vuoi per l’ambiente, vuoi per l’acustica, città di provincia e magari non tutte le sere facevano sold out, ma era pur sempre un tour.

La sosta e le tensioni

«Facciamo una sosta, che ne dite? Ci prendiamo un caffè, ci sgranchiamo un po’…»

«Lo so io come mi sgranchirei…»

Francesco le lanciò uno dei suoi classici sguardi da maledetto: oggettivamente figo, con quegli occhioni celesti faceva strage di cuori… E altre parti del corpo.

Se ne scopava una diversa dopo ogni serata.

Consapevole di essere un gran bel ragazzo, qualche volta anche con lei provava a prendersi delle libertà: battute, doppi sensi, occhiate, allusioni più o meno esplicite…

Alessandra non raccoglieva, semplicemente, cercando di essere sempre più professionale possibile, ma varie volte se l’era trovato davanti mezzo nudo, praticamente a ogni concerto, e ogni santa volta era faticoso non guardarlo come avrebbe voluto.

«Dico davvero, tutte queste ore di viaggio nelle gambe… Rischio di non essere al massimo, e io sono solo per le prestazioni perfette.»

«Fra’ hai rotto il cazzo, ti lamenti sempre.»

«Hai ragione Piero, sto esagerando: non rischio mai di non essere al massimo, come potrei? Io SONO il massimo!»

Per fortuna trovarono un’area di servizio pochi minuti dopo o tutto quel testosterone l’avrebbe fatta svenire.

Alessandra scese al volo e corse prima di tutto in bagno a rinfrescarsi.

La cosa che le pesava di più durante i tour, era il tempo praticamente nullo che poteva dedicare a sé stessa. Nemmeno era riuscita a farsi un shampoo decente da quando erano partiti, desiderava una doccia calda e una lunghissima seduta dal parrucchiere.

Cercò di sistemarsi meglio che poteva, raccolse i capelli, ripassò un po’ il makeup.

Il gioco di sguardi

Dopo pochi minuti raggiunse gli altri.

«Ti sei fatta bella per me, tesoro mio?»

«Piero, smettila di chiamarmi così, lo sai che mi fai innervosire!»

«Agli ordini, padrona!»

Lo stronzetto si mise a sghignazzare.

«Grrrr!» aggiunse Francesco «Quando ti arrabbi diventi ancora più sexy!»

Ancora più sexy…

Alessandra bevve il suo caffè, poi uscì fuori per fumarsi una sigaretta prima di riprendere il viaggio.

Enrico era rimasto a bordo del bus, i ragazzi erano ancora dentro.

Prese il cellulare e si mise a controllare il profilo Instagram della band: gli faceva anche da social media manager.

I contenuti pubblicati la sera prima stavano andando bene.

«In questa storia sembro un animale!»

Piero era spuntato affianco a lei all’improvviso, facendola trasalire.

«Ma no, cosa dici…? Stai bene, dai!»

«Ovvio! Intendevo un animale in senso buono.»

L’arrivo e il concerto

Ripartirono.

La sosta aveva migliorato l’umore generale, i ragazzi avevano comprato un paio di bottiglie prima di risalire sul bus.

Le stavano facendo girare, nonostante Enrico gli avesse più volte chiesto di non esagerare con l’alcol prima degli show.

«Dai capo, rilassati un po’! Fatti una bevuta e passa la bottiglia anche ad Ale!»

«No ragazzi, per me no. A stomaco vuoto non è il caso.»

«Su’ Ale, non farti pregare. Hai bisogno di scioglierti un pochino, secondo me.»

«Non i capelli però, eh! Quella coda ti sta davvero da Dio!»

Ci si erano messi anche gli altri due, Luca e Giorgio, con i complimenti e le occhiatine.

Alessandra prese la bottiglia e fece un sorso.

Piero gliela tolse di mano e bevve anche lui.

Il modo in cui avvolse il collo della bottiglia con le labbra, come le teneva gli occhi puntati addosso: le sembrò che all’interno del bus facesse improvvisamente più caldo.

Per fortuna arrivarono al locale prima che potessero finire anche la seconda bottiglia di gin.

C’era già gente in attesa fuori alle porte.

Ottimo: l’umore dei ragazzi sarebbe salito.

Presero possesso del camerino, scaricarono gli strumenti, fecero un giro sul palco per prepararsi al soundcheck.

I momenti prima del live li trasformavano stranamente in persone serie e professionali.

Alessandra sistemava le ultime cose osservandoli muoversi estremamente a loro agio: ego smisurato ed eccessive confidenze a parte, in quei momenti si rendeva conto di quanto quei quattro fossero fatti per essere dei musicisti.

Non era solo il loro aspetto a conquistare decine e decine di aspiranti groupies, che li seguivano nel backstage per un bacio, una scopata, un pompino improvvisato: sul palco sprizzavano sicurezza e un fascino irresistibile da tutti i pori, quei quattro.

Dopo lo show

Suonarono benissimo quella sera: il locale era pieno, la gente impazziva per loro.

Lei col suo tablet si godeva lo show da una posizione privilegiata, giusto dietro la batteria di Francesco.

Era quello più fisico, quando suonava si sbatteva un sacco… Sudava un sacco, e il sudore gli imperlava la pelle.

Ne poteva quasi sentire l’odore da dove stava.

Lui si girò a guardarla, così, senza motivo: gli occhi intensissimi, rapito dalla musica e dallo sforzo fisico, e le sorrise.

Le ragazzine davanti al palco, a uno sguardo del genere, avrebbero dato i numeri.

Alessandra si sforzò di restare seria e impassibile, ma la scossetta umida che avvertì dentro la fica la destabilizzò eccome.

Mi ci vorrebbe un goccio di quel gin adesso.

Un’ora e mezza di show e fu un successo.

Alla fine i ragazzi erano stremati, ma estremamente felici.

Magari per i prossimi due o tre giorni non avranno motivi per lamentarsi.

L’hotel e la tentazione

Avevano preso un alberghetto appena fuori città: avevano un paio di giorni off, e lei non vedeva l’ora di farsi una dormita come si deve.

Enrico si congedò appena entrato nella hall dell’hotel: anche lui era sfinito, ma soddisfatto.

«Ale dai! Tu non abbandonarci, bevi una cosa con noi, per festeggiare!»

La tentazione era tanta ma, per l’ennesima volta, decise di rispettare il suo ruolo.

«Come se avessi accettato, davvero! Bevete un goccio anche per me. Sono davvero esausta, ho bisogno di una doccia e una gran dormita.»

Mentre raggiungeva l’ascensore le sembrò di sentire uno di loro bisbigliare qualcosa del tipo che, oltre a una gran dormita, le servisse una gran scopata.

Non avrebbe potuto dargli torto, chiunque di loro lo avesse detto: anche gli altri comunque furono d’accordo, perché se la risero di gusto.

La notte fuori controllo

Finalmente in camera.

Doccia bollente e shampoo. Insaponarsi mentre le tornavano alla mente le battutine e gli sguardi dei ragazzi fu piacevole, soprattutto perché si concesse di indugiare nei punti giusti.

E allora le labbra di Piero, che avevano avvolto il collo della bottiglia di gin in modo così equivoco, se le immaginò sui suoi capezzoli…

Crema corpo, una bella spazzolata ai capelli e finalmente si sentiva di nuovo un essere umano, certo un po’ più arrapata dopo quei pensieri.

E comunque avevano ragione i ragazzi: avrebbe davvero avuto bisogno di farsi una scopata come si deve, ma da quando lei e suo marito si erano separati, 10 mesi prima, non aveva più visto un cazzo nemmeno per sbaglio.

Un paio di appuntamenti assurdi combinati dalle sue amiche con uomini improbabili, tutti tragicamente archiviati prima di concludere qualcosa.

Per fortuna in valigia aveva nascosto il suo adorato vibratore.

Ma proprio quando stava per recuperarlo…

«Alessandra? Sei sveglia?»

Era Piero.

Stava bussando alla porta.

Sembra decisamente ubriaco, dovrei far finta di dormire.

E invece, no.

Quando aprì si trovò davanti la band al gran completo. Ed erano tutti un po’ alticci.

«Alessandra! La nostra salvatrice! Non riusciamo a trovare le nostre stanze.»

Erano sul suo stesso piano.

Fece per uscire e spiegargli come arrivarci, che quei quattro erano già sgattaiolati nella sua.

«Fate i bravi ragazzi! Andate a dormire.»

«Stai bene in accappatoio.»

Nemmeno se ne era resa conto di essere mezza nuda.

Ma loro la guardavano come se lo fosse, completamente.

«Non mandarci a dormire da soli.»

Piero le tese una mano e la fece sedere accanto a lui sul lettone. Aveva l’alito che sapeva leggermente di gin, i capelli splendidamente in disordine. Le infilò la lingua in bocca senza tanti altri giri di parole.

Alessandra non si oppose, non ci sarebbe riuscita.

Fanculo il lavoro!

Nemmeno da ragazza aveva mai osato tanto: quattro cazzi, tutti per lei.

Giovani, bellissimi e selvaggi.

Ritrovarseli tutti e quattro davanti, a un centimetro dalla bocca, sulle guance, sulle labbra, le fece tornare energie che non pensava di poter avere, alle 4:00 di mattina.

L’ultimo a venire fu Francesco.

Era davvero il più fisico, e fu quello che resistette di più.

Poi anche lui le sborrò addosso, sul culo, un attimo dopo averglielo sfilato dalla fica.

«Concerto pazzesco. Scoparsi la milf sogno erotico ancora di più.»

Alessandra aveva decisamente bisogno di un’altra doccia ora.

[Parte 2]