[Parte 1]
Il trillo della sveglia squarciò il silenzio ovattato della sua camera d’albergo.
Alessandra, dopo la notte precedente, si era raggomitolata sotto le coperte, concedendosi quelle tre o quattro ore di riposo assoluto.
Forse aveva anche sognato.
Ma, più probabilmente, le immagini che le stavano tornando in mente erano i ricordi della sera prima un po’ annebbiati dall’alcol e dalla stanchezza.
Con gli occhi ancora chiusi e la coperta arrotolata sul corpo nudo, la donna rivide i suoi quattro giovani musicisti attorno a lei, intenti a darle e a darsi piacere usando svariate parti del suo corpo.
C’era stato un momento in cui tutti e quattro stavano con i cazzi a pochissimi centimetri dalla faccia, e tutti si masturbavano.
E lei, con le labbra schiuse…
Era stato eccitante, in un modo che non avrebbe saputo spiegare a parole, passare con la lingua da una cappella all’altra, sentirsi quasi potente nel farlo.
Ripensandoci, con la sveglia che ancora suonava, le venne naturale infilarsi una mano in mezzo alle gambe.
Potrei chiamare uno di loro e farmi raggiungere… Dopotutto, il telefono era sul comodino, e valeva la pena spegnere la sveglia e godersi un altro po’ di silenzio.
Era il loro giorno off.
La band aveva due camere vicine, sul suo stesso piano.
Alessandra restò qualche minuto immobile, con la coperta tirata fin sopra i capelli e il telefono in mano, e gli occhi fissi su Whatsapp.
Cercando il coraggio di inviare un messaggio. A Francesco, magari.
C’erano decine e decine di notifiche dai social.
Il concerto della sera prima era stato un successo anche lì.
In DM su Instagram, dozzine di messaggi di ammiratrici, qualcuno decisamente spinto.
Ale avvertì una sorta di brividino dietro la nuca nel leggerli.
Una tipa bionda aveva scritto che le sarebbe piaciuto da morire farsi scopare da tutti e quattro contemporaneamente.
Ti piacerebbe eccome, bambolina! Te lo posso assicurare…
Non era la sola ad avere accesso al profilo della band, anche i ragazzi ogni tanto ci entravano per postare.
Chissà se avrebbero letto anche loro quei messaggi.
Dopotutto, era il loro giorno off, e qualcuna delle loro fan aveva proposto appuntamenti off stage con tanto di selfie porno annessi come incentivo per accettare l’invito.
Una follower, una tale DoraDark, aveva inviato la sua posizione, accompagnandola da un’inequivocabile
Venite a fottermi.
Era davvero molto vicino al loro hotel.
Il pensiero che potessero raggiungerla davvero le fece montare su un’assurda e ingiustificabile gelosia.
Allontanò il cellulare, sbuffando.
Nemmeno cinque secondi e lo riprese, entrò nella cronologia dei messaggi e li cancellò tutti.
Stupide troiette.
Sarebbe stato difficile sentirsi più idiota di quanto si sentiva lei in quel momento.
Aveva bisogno di una doccia calda, un bel caffè e una passeggiatina rigeneratrice… E di ritornare la manager, adulta, di un gruppo di professionisti, o almeno aspiranti tali.
Non poteva permettersi di perdere il controllo di nuovo, come la notte precedente.
Erano dei ragazzi, lei doveva mostrarsi quella matura, cercando di recuperare, se possibile, almeno in parte il rispetto del suo ruolo.
Quindi non ci sarebbe stato nessun messaggio, a nessuno dei 4.
Ci pensò per tutto il tempo della doccia, e durante tutto il suo lungo caffè nero consumato ad un tavolino isolato del bar dell’hotel.
Dei suoi uomini nemmeno l’ombra, né di Enrico né tantomeno del gruppo: probabilmente erano ancora a letto a dormire.
Uscì nell’aria fresca del mattino, si mise gli auricolari e iniziò a camminare senza meta. In poco tempo arrivò in centro, decisa a godersi le bellezze artistiche della città, mangiare una fetta di torta, godersi un museo.
Tutto, pur di non pensare alla stupenda ammucchiata della notte precedente.
Le immagini di quei quattro le balenavano nel cervello all’improvviso, ed ogni volta diventava sempre più difficile scacciarle via e resistere alla tentazione di contattarli.
Verso le 11:00 si concesse una pausa in un bar carino trovato per caso.
Non aveva toccato il telefono per ore.
Un messaggio. Da parte di Enrico.
«Ciao Ale. In stanza non ci sei. Appena torni cercami, devo parlarti di una cosa».
Oddio: forse sapeva.
Magari il suo capo, chissà come, era venuto a conoscenza di quello che era successo fra lei e la band.
Magari proprio i ragazzi se l’erano cantata. O forse lui li aveva beccati mentre sgattaiolavano all’alba fuori dalla sua camera.
Che figura di merda.
Per tornare in hotel prese un taxi: non ce la faceva più ad aspettare. Doveva scoprire subito di cosa doveva parlare Enrico.
Lo trovò seduto al bar dell’albergo, allo stesso tavolino dove aveva preso il suo caffè poche ore prima.
Espressione normale, quella di sempre: non un gran simpaticone il suo capo, nonostante il lavoro che faceva, gli ambienti e le persone di cui si circondava, era sempre stato un tipo sobrio e low profile.
Ormai lo conosceva da quasi 20 anni.
«Ehi, eri andata in giro a fare la turista?»
Non l’approccio che ci si aspetterebbe da uno che ha sgamato una gang bang.
«Ne ho approfittato, avevo voglia di sgranchirmi un po’.»
Enrico le versò un bicchiere d’acqua e per qualche minuto non aggiunse altro, tornando con lo sguardo sul suo tablet a scrivere mail.
«Devo darti una notiziona!»
Non aveva scoperto niente, Ale tirò un sospiro di sollievo.
Notiziona: suonava come qualcosa di buono.
«Abbiamo uno show anche stasera, nello stesso posto di ieri!»
«Stasera? Ma i ragazzi saranno stanchi!»
E il giorno dopo avrebbero dovuto rimettersi in viaggio di buon’ora e farsi altri 500 km per raggiungere la tappa successiva del tour.
«Ma non è finita qui!»
Enrico non aveva nemmeno considerato le sue obiezioni, e tantomeno lo avrebbe fatto: le raccontò che alla serata, fra il pubblico, c’erano due agenti di una casa discografica importante.
Oltre alle ragazzine in preda agli ormoni, si intende.
Venne fuori che, mentre lei era nel backstage, incantata a guardare Francesco – e a sbavargli dietro- Enrico e le tipe avevano organizzato il bis per quella sera.
Stesso locale, altrettanta affluenza annunciata.
E in più, le ragazze gli avevano garantito che avrebbero portato anche il CEO della casa discografica per assistere al concerto.
«Sarebbe un gran bel colpo per i nostri ragazzi!»
I nostri ragazzi…
Se l’avesse pronunciata lei, con un tono meno da genitore orgoglioso, quella frase sarebbe suonata decisamente diversa.
«Fra l’altro una delle due non faceva che ripetermi quanto erano fighi e quanto secondo lei potrebbero spaccare sul mercato.»
Un’altra donna pronta a strapparsi le mutande per quei quattro.
Come lei, non poteva biasimarla.
Datti un contegno Ale!
«Ok allora immagino che sia il caso di iniziare ad attivarci per stasera.»
«Certo! Vai tu a svegliare i ragazzi?»
Deglutì sonoramente.
Non avrebbe avuto motivo di rifiutarsi, e in più Enrico si era già ripiombato sul suo tablet e le sue adorate mail prima che lei potesse inventarsi una scusa e mandare lui.
Si infilò sudando in ascensore.
Camere 504 e 505.
Due doppie: chissà come si erano divisi.
Bussò alla porta della prima. Niente.
Dall’interno non veniva nessun rumore.
Erano le 12:30 ormai: o stavano ancora dormendo di un sonno pesantissimo, oppure erano usciti.
Andò alla 505 e iniziò a bussare anche lì.
«Ragazzi, sono Ale? State ancora dormendo?»
Due secondi ed apparve Luca.
Si era dato una ripulita, pettinato, aveva l’aspetto riposato e fresco come una rosa.
Ed era sfacciatamente sexy anche così.
«Ma buongiorno! Dormito bene?»
Non doveva lasciarsi provocare, era fondamentale riportare la situazione sul piano professionale.
«Si grazie. Dove sono gli altri?»
Il ragazzo fece un cenno con la testa, come ad indicare l’interno della camera.
«Giorgio è sotto la doccia. Gli altri sono usciti.»
E dicendolo sghignazzò.
Lei non riuscì a non notarlo, e quella risatina la innervosì anche vagamente.
Doveva fare finta di niente, però, non raccogliere provocazioni, non lasciarsi stuzzicare.
Giorgio proprio in quel momento spuntò fuori dal bagno, mezzo nudo, con un telo arrotolato intorno alla vita e i capelli bagnati che gli ricadevano pesanti sulle spalle.
Anche lui la salutò in maniera ammiccante e sorridente.
«Se ci vuoi tutti insieme mi sa che dovrai aspettare.»
Giorgio e Luca si scambiarono uno sguardo d’intesa, mentre Alessandra continuava a far finta di essere impassibile e di non cogliere quelle palesi allusioni.
«Dovete prepararvi: Enrico vi ha fissato un bis per stasera. Stesso posto di ieri.»
I due furono contenti della notizia.
«Perciò chiamate gli altri e fateli tornare: so che vi avevo promesso un giorno off, ma vi tocca prepararvi, e riposare prima un po’.»
«In effetti io sono ancora stanco dopo ieri notte.»
Giorgio la guardò dritta negli occhi, aggiustandosi l’asciugamano.
Mosse il telo in maniera lenta, e lo abbassò talmente tanto da far spuntare i peli sull’inguine.
Sotto l’asciugamano sembrava esserci qualcosa di già bello duro.
«Appunto: perciò rivestiti, mangia qualcosa e poi torna a riposare.»
«Ho chiamato sia Piero che Fra: non mi risponde nessuno dei due.»
«E vorrei vedere!»
Luca e Giorgio risero di nuovo.
«Cosa avete da ridere?»
La guardarono come se la stessero studiando: forse il suo tono di voce era stato più stridulo nel necessario.
«Stamattina, quando siamo tonati in camera, eravamo stanchi, certo, ma non avevamo sonno.»
«Non so se hai presente la sensazione, capo: quando ti fai una gran scopata e dopo hai solo voglia di fumare e rilassarti, ma senza dormire.»
No: lei era crollata, distrutta ed estremamente soddisfatta, pochi istanti dopo essere rimasta da sola.
«Ci siamo messi a cazzeggiare su Instagram, sul profilo del gruppo.»
Alessandra si innervosì ancora di più.
I messaggi delle followers.
«Non hai idea di quante fan ci hanno mandato le loro foto intime.»
«E un paio erano decisamente sexy…»
I due ragazzi sogghignarono di nuovo.
«E questo cosa c’entra con Francesco e Piero?»
«C’entra che quei due sono dei tori: non so dove abbiano trovato le forze, ma alle 6:00 hanno chiamato un taxi e si sono fatti portare all’hotel di una che gli aveva condiviso la posizione.»
DoraDark.
Ale aveva cancellato tutti i messaggi, ma solo dopo che i ragazzi li avevano letti, a quanto pareva.
Si sentì avvampare: al pensiero che i quattro potessero notare quella cosa, e capire che era stata lei.
Ma anche realizzando che, in quel momento, i “suoi ragazzi” se la stavano probabilmente spassando con un’austriaca figa, giovane, sconosciuta.
Dopo essere stati con lei. Non gli era bastata?
O forse la gioventù dava la forza sufficiente per scoparsi due donne di fila nel giro di poche ore.
«Richiamateli, devono tornare e riposarsi.»
Luca e Giorgio si scambiarono un altro sguardo complice.
«Sei sexy anche tu quando ti innervosisci.»
Era vero: si era decisamente innervosita, al punto che anche loro lo avevano notato.
A Luca squillò il telefono.
Il ragazzo visualizzò il messaggio, e sul volto gli si stampò un sorriso beato e soddisfatto.
«Mi sa che non torneranno tanto presto.»
Mostrò il telefono prima all’amico, che buttò un occhio ed assunse la sua stessa espressione, poi lo mostrò anche ad Ale.
C’era una foto e sotto un messaggio di poche parole da parte di Piero.
Nella foto, scattata dal punto di vista del ragazzo, un bel culo rotondo in primo piano, e il dito di lui intento a penetrarlo.
Non si vedeva il volto della ragazza, ma si capiva che aveva la faccia proprio sopra il pube di Francesco, che era lì, di fronte all’amico che scattava la foto, con la faccia di chi si stava godendo alla grande quello che la tipa gli stava facendo.
Siamo occupati bro. Ci vediamo fra un paio d’ore.
«Sono davvero dei tori, quei due!»
«Già…»