Un Direttore Esigente (parte 3) - Lisa
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Un Direttore Esigente (parte 3) - Lisa

(Parte 2)

Tornò a casa e andò a buttarsi sotto la doccia.

Ester ne aveva decisamente bisogno, dopo la golden shower che il direttore le aveva regalato.

Nonostante l’odore non proprio dei migliori, l’essere stata usata come una specie di orinatoio umano la faceva ancora sentire stranamente eccitata.

Appena sotto l’acqua bollente, prese il dildo che teneva a portata di mano dentro il box doccia e se lo fece

scomparire nella fica con un unico movimento, fluido e veloce.

Manco a dirlo, al suo posto immaginò ci fosse il cazzo di Max…

Che non aveva voluto scoparsela, poco prima, in ufficio, lasciandola con un senso di insoddisfazione e frustrazione che poteva essere mandato via solo da un orgasmo… E lei aveva una gran voglia di procurarselo subito, seppure con un cazzo di silicone.

Fu breve, intenso, bagnato.

Una sorta di insoddisfazione serpeggiante, comunque, continuò a tenerle compagnia per tutto il weekend.

La domenica sera, infilandosi a letto, l’ultima cosa a cui pensò fu che mai prima di allora era stata contenta di andare a lavoro di lunedì mattina.

L’indomani si svegliò felice, scelse con cura cosa indossare in modo da essere carina ma non fuori contesto, e se ne andò quasi canticchiando in redazione.

Si mise alla scrivania e iniziò a lavorare.

Ogni tanto Ester alzava gli occhi oltre lo schermo del pc, provando a sbirciare il corridoio, per vedere se sopraggiungesse qualcuno.

Non qualcuno: Max.

Ma le ore passavano e del direttore nemmeno l’ombra.

In pausa pranzo scese con altre ragazze al bar sotto la redazione per un panino al volo.

Non le andava particolarmente di socializzare di solito, ma Lisa e Margherita l’avevano incastrata.

La prima era una delle colleghe che lavoravano lì da più tempo: conveniva starle simpatica, quindi offrirle il caffè poteva essere una bella mossa, dopotutto.

Lisa era una di quelle tipe a cui piaceva molto il suono della propria voce, e parlare, parlare, parlare.

In redazione principalmente di lavoro, ma appena fuori…

«Oggi il direttore non viene!»

Ester fece del suo meglio per non lasciarsi sfuggire espressioni di nessun tipo, ma aveva accusato la notizia.

Incredibile, ma davvero le stava dispiacendo il fatto che non lo avrebbe visto quel giorno.

«Mi ha mandato una mail in cui c’era scritto che andava a Bologna per un meeting urgente e aggiungeva la richiesta spassionata, cito testualmente, di non distruggere questo cesso di redazione nelle 48 ore in cui lui sarà assente.»

«Che stronzo che è!»

Margherita era un’altra collega, sua coetanea: simpatica, carina, si faceva vedere e sentire poco.

«Vedo che la pensiamo tutte allo stesso modo.»

Le sue colleghe risero, Ester abbozzò un sorriso e cercò di saperne di più.

«Come mai è andato a Bologna?»

«Ma soprattutto perché non può restarci più di 48 ore, quel grandissimo stronzo?»

Margherita era parecchio accanita contro Max, quel giorno.

«Una riunione con dei partner, non ne so molto. Forse tornerà con qualcuno di loro, ma comunque lo scopriremo dopodomani.»

Lisa spense la sigaretta e si alzò, lei e Margherita la imitarono e tutte insieme tornarono alle loro postazioni.

«Come mai ti sta tanto sul cazzo il direttore?»

Una volta sole senza Lisa, Ester provò a riprendere il discorso di poco prima con l’altra: le erano sembrate strane le sue esternazioni tanto esplicite, non le era mai parso che Margherita potesse avercela così tanto con Max.

La ragazza finse di non sentire e continuò a fissare lo schermo, concentrata apparentemente sull’articolo che stava scrivendo.

Ester non si arrese.

«O almeno, così tanto sul cazzo… Che sia uno stronzo, in fin dei conti, lo pensiamo un po’ tutti, me compresa» mentì.

Margherita la guardò, distogliendo finalmente gli occhi dal pc.

Colse un’espressione particolare, fra il turbato e l’infastidito.

«In confidenza e in poche parole: è un porco di merda!»

Particolarmente incisiva, e Ester dissimulò ancora i suoi veri pensieri con un sorrisetto di circostanza.

«Dai! Ma che dici? Io lo trovo solo molto odioso… Dici così perché ha fatto qualcosa, per caso?»

Gli occhi di Margherita tornarono all’articolo.

«Secondo giorno di lavoro: ero in ascensore insieme a lui. Quella mattina indossavo un pantalone beige.»

La ragazza scriveva e nel frattempo i suoi occhi diventavano lucidi.

«Lui era dietro di me. Mi sentivo osservata, ma volevo far finta di non averlo notato. Quando eravamo quasi arrivati al piano, lui bloccò l’ascensore.»

Ester la ascoltava rapita e con uno strano nodo alla gola.

«All’inizio avevo pensato a un guasto, un calo di corrente. Soffro un po’ di claustrofobia, quindi quasi subito cominciai a non sentirmi tanto bene, mi girai per guardarlo e capire cosa fare e me lo ritrovai lì, tutto tranquillo, con il dito ancora sul pulsante dello Stop.»

Ora Margherita non stava più scrivendo.

«Quel porco, tutto tronfio e sorridente se ne stette per qualche istante a fissarmi ridacchiando, incurante della crisi di panico che stava palesemente per venirmi per colpa di quel suo scherzo di merda… Poi rise e, rimettendo in moto l’ascensore, mi liquidò con un commento del cazzo: Volevo solo guardarti quel bel culone per qualche secondo in più

Ester si sentì scossa e mortificata per quello che la sua collega aveva subito, ma la cosa che più la turbò fu il pensiero che Max avesse potuto fare il porco anche con altre.

Magari aveva anche scopato con altre ragazze della redazione.

E l’idea di lui che fotteva un’altra le diede immensamente fastidio e peggiorò quella brutta sensazione alla bocca dello stomaco.

«Credimi, tieniti alla larga da lui. Ho sentito storie di altre colleghe a cui è andata peggio o quasi.»

«Tipo?»

Margherita le parlò del piedino che, durante una riunione, Max avrebbe fatto a una stagista qualche mese prima, o della mano distrattamente poggiata sulla coscia di un’altra collega durante una pausa nella saletta relax.

«E poi ovviamente c’è Lisa…»

«Scusa, in che senso?»

«Dai Ester, ormai sei qui da un po’, non puoi non saperlo…»

Alla ragazza quasi girava la testa.

«Se la scopa! O quantomeno, se l’è scopata. Lei fa un po’ la parte di quella che lo critica alle spalle, un po’ perché è consapevole di quanto è stronzo, un po’ per atteggiarsi ad amica di noi altre. Ma sono mesi che se la fa.»

Una doccia fredda.

L’immagine del direttore che toccava la sua collega, di lei che godeva mentre lui lo faceva, si impadronì del cervello di Ester e non la abbandonò più per tutto il resto della giornata.

E di quella successiva.

Ogni volta che le capitò di incrociare Lisa, Ester avvertì quel seccante fastidio alla bocca dello stomaco.

Davvero Max si scopava quella?

Per niente slanciata, decisamente curvy, con i capelli di un discutibile colore biondo platino sempre super piastrati.

Aveva delle tette davvero grosse, certo, e indossava quasi sempre camicette troppo strette, proprio per metterle in risalto, ma ad Ester non sembravano sexy, la facevano sembrare solo goffa e con poco gusto in fatto di abbigliamento a suo parere.

Ecco spiegato, forse, perché tante volte le era sembrato che Lisa indugiasse a fine giornata, prima di lasciare l’ufficio: forse aspettava che tutti gli altri andassero via per rimanere da sola con Max, per scopare.

Quella strana e immotivata gelosia la faceva sentire cretina, e sulle spine.

Mercoledì mattina, di buon’ora, Ester arrivò in redazione e prese posto alla sua scrivania.

Iniziò a lavorare come una matta per cercare di distrarsi dal pensiero del direttore che scopava in giro: probabilmente anche durante i meeting a Bologna si era scopato qualcuna.

Lo aveva quasi dimenticato: quella mattina sarebbe dovuto rientrare.

Ma dopo pranzo, di Max ancora nessuna notizia.

Di rientro dalla pausa, Ester fece appello a tutto il suo sangue freddo e andò da Lisa per ottenere “casualmente” qualche informazione extra.

«Ciao Lisa, ti ho portato un caffè!»

La tettona la ringraziò e se lo bevve sorridente.

«Quasi finita la pace, eh? Oggi Max dovrebbe ritornare…»

«Già, mi ha scritto che è in viaggio con un dirigente di Bologna, passano fra qualche ora per fare una call e poi ci toccherà sorbirci entrambi per il resto del mese... Gemellaggi fra redazioni.»

Almeno sta tornando!

Le successive ore sembrarono interminabili, poi finalmente la porta d’ingresso si aprì.

I due direttori entrarono velocemente con le loro valigette e andarono a chiudersi in sala riunioni.

Lo vide per un attimo, ma le bastò per bagnarsi.

L’altro quasi non lo guardò, ma le sembrò un tipo giovanile e alto.

Rimasero un’eternità in call, e ormai alla fine della giornata lavorativa mancava pochissimo.

E lei non lo aveva praticamente visto.

Alla fine spense e il pc e recuperò la borsa, pronta per andare via.

«Graziani, nel mio ufficio, subito.»

Ed eccola di nuovo bagnata.

In ufficio non era rimasto più nessuno, soltanto Lisa, ancora davanti al suo pc.

«Chiudi tu, io vado via… O credi di poter aver bisogno di me, dentro?»

Non capì del tutto né la sua frase, né lo sguardo che la collega le lanciò.

Ester chiuse la porta della sala riunioni e rimase in attesa di qualsiasi cosa avesse in programma per lei il suo direttore.

Per un attimo si era dimenticata dell’altro.

Lo vide seduto accanto a Max: sulla quarantina, fisico atletico, belloccio.

La guardava da dietro ai suoi occhiali con le lenti fumé.

«Giorgio, ti presento la signorina Graziani, è una delle nostre risorse più promettenti.»

 A Giorgio si stampò un sorrisone in faccia.

«Direi che a fine giornata va più che bene. Lei è per me?»

Ester guardò Max, confusa e perplessa.

«Ma cosa dice?»

«Andiamo Graziani, non fare la puritana. Siamo stanchi, abbiamo il viaggio di ritorno addosso e una call infinita appena terminata, non ti andrebbe di contribuire a farci rilassare? Devo forse ricordarti il casino che hai fatto qualche giorno fa?»

«Cos’ha fatto questa signorina?»

«Ha pubblicato un articolo di merda pieno di inesattezze. Ma un po’ l’ho già punita… Te lo ricordi puttana?»

Se lo ricordava, eccome.

«Anzi, ho avuto un’idea. Va’ a chiamare Lisa, mi andrebbe una cosa a quattro, stasera. Non c’è niente che mi faccia più felice, dopo una giornata intensa, di sborrarle su quelle tettone enormi.»

Quando Ester aprì la porta della sala riunioni, Lisa era ancora al suo posto, ancora con quello sguardo ammiccante.

«Ti serve qualcosa cara?»

Si alzò e la raggiunse sull’uscio.

A quanto pareva, Ester stava per sperimentare un’altra perversione che mai avrebbe pensato di poter prendere in considerazione.

(Presto la Parte 4)